Recensione e riassunto di "Liberi dal panico" di Pietro Spagnulo
un agile ed economico Ebook per introdursi al problema-ed autoaiutarsi
PREMESSA: pubblichiamo un riassunto e una recensione dell’Ebook “Liberi dal panico” di Pietro Spagnulo, qui reperibile a 4,99€.
Abbiamo inoltre aggiunto alcune riflessioni sul panico, in particolare relative al “modello sul controllo”, poste in calce.
Buona lettura!
Il testo "Liberi dal Panico" di Pietro Spagnulo si concentra sul Disturbo di Panico (DP) e sugli attacchi di panico, fornendo una guida pratica per comprendere e superare il problema attraverso tecniche di terapia cognitivo-comportamentale di terza generazione.
Il libro spiega come, contrariamente alla percezione comune, il disturbo di panico non consiste semplicemente nell'avere attacchi di panico, ma nella preoccupazione per questi attacchi, che porta a limitare la propria libertà e a modificare lo stile di vita.
Il disturbo di panico si caratterizza per un’elevata ansia anticipatoria, ovvero la paura di avere un altro attacco di panico, e per l'adozione di comportamenti di evitamento (come evitare luoghi o situazioni potenzialmente scatenanti). L'autore sottolinea che questi comportamenti di evitamento rappresentano una trappola, poiché alimentano il disturbo e lo cronicizzano.
Punti principali:
Cosa sono gli attacchi di panico: Gli attacchi di panico sono stati di allarme fisiologici innocui, ma chi soffre di disturbo di panico li interpreta come eventi catastrofici (es. paura di morire, impazzire, o perdere il controllo).
I circoli viziosi del panico: Il libro identifica due circoli viziosi che alimentano il disturbo. Il primo circolo è caratterizzato dalla paura delle proprie reazioni fisiche all’ansia, che porta a un aumento dell'ansia stessa. Il secondo circolo riguarda la ristrutturazione della propria vita per evitare gli attacchi, portando a una vita sempre più limitata e insoddisfacente.
Trattamento: La terapia cognitivo-comportamentale (CBT), e in particolare le tecniche di mindfulness, sono altamente efficaci per trattare il DP. Questi approcci si basano sulla familiarizzazione con le sensazioni corporee associate all’ansia e sulla modifica dei pensieri catastrofici che alimentano il panico.
Farmaci: Il libro discute anche l'uso di farmaci, come antidepressivi e benzodiazepine, sottolineando che questi non sono risolutivi e possono portare a dipendenza, consigliando quindi di considerare la psicoterapia come la principale via di guarigione.
Importanza del cambiamento di atteggiamento: L’autore insiste sull’importanza di apprendere a tollerare e gestire le proprie reazioni emotive, anziché cercare di eliminarle. Guarire significa comprendere che gli attacchi di panico sono innocui e imparare a convivere con la propria ansia.
Il libro offre una panoramica esaustiva sul panico e suggerisce esercizi pratici di mindfulness per aiutare i lettori a ritrovare il controllo della loro vita, smettendo di temere i sintomi dell’ansia e del panico.
TEORIE SULLA PATOGENESI DEL PANICO (=ANSIA DA SEPARAZIONE)
Ci sono diversi aspetti da considerare quando consideriamo il disturbo di panico: parlando con persone affette da questo peculiare tipo di disturbo, si ha la sensazione che vivano immersi, come dicevamo, nel timore che un nuovo attacco possa presentarsi, portando con sé altri traumi, altre alterazioni; ma come nasce un attacco, come si sviluppa al nostro interno il primo attacco di panico?
Su questo, reputiamo molto interessante un punto di vista peculiare, che mette insieme una prospettiva evolutiva con una visione etologica, che Francesetti et al. in questo articolo hanno descritto: Panic disorder: attack of fear or acute attack of solitude? Convergences between affective neuroscience and phenomenological-Gestalt perspective.
Gli autori osservano come il panico si presenti spesso, per la prima volta, durante una fase di transizione del soggetto verso livelli più “alti” di autonomia. La sua comparsa si colloca quasi sempre prima dei 35 anni, anni di sperimentazione e allontanamento progressivo dagli ambienti relazionalmente protetti dell’infanzia.
Inoltre, osservano come il panico possa essere interpretato come un senso di sovra-esposizione dell’individuo al mondo circostante, senza una mediazione relazionale percepita come presente.
In questo senso possiamo pensare al panico come a un episodio parossistico (esagerato) di ansia da separazione, in ragione di un qualche tipo di protezione percepita come improvvisamente manchevole, o “cedevole”.
Come sappiamo, dopo il primo attacco, le tentate soluzioni nel gestirlo rendono il disturbo cronico: se il paziente perdesse la memoria dopo il primo attacco, è più che probabile che il disturbo stesso si risolverebbe senza lasciare tracce.
Dopo il primo attacco, dunque, il paziente tenta di controllare i sintomi e soprattutto quelli che interpreta come prodromi dell’attacco di panico stesso: da qui, il cosiddetto modello sul controllo.
In pochissime parole, occorre che il soggetto, per superare il panico, abbandoni l’idea di controllare le alterazioni del suo corpo -interpretate come prodromi del panico stesso-, dato che quel controllo complica meccanismi biologici spontanei, che vengono appunto ingabbiati in un iper-controllo fallimentare ulteriormente ansiogeno, cronicizzando come si diceva il disturbo.
Il modello sul controllo del panico è qui estesamente approfondito, per chi fosse interessato.


